Teatro Politeama Pratese
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Il Politeama Pratese raccontato da...
Interviste, ricordi, testimonianze a cura di Olga Mugnaini e Manuela
Critelli
Alessandro Benvenuti
Roberta ed Elvira. Non mi viene in mente altro di primo acchito che queste
due Signore. Il Politeama sono loro. Una coppia esplosiva, un rapporto umano
e professionale il loro, basato su un vitalismo, un'energia, e una determinazione
rara. Gran belle tipe. Fra tutti i marpioncelli, gli assessoruncoli, i finti
direttori messi in carriera da una coloritura politica, i commercianti che
hanno l'anima imbrattata da una copertina viscosa più rancida dell'olio
bruciato, i melliflui, i falsi amici e varia e presto dimenticata altra
fauna che m'è toccato incontrare nella mia più che trentennale carriera
artistica, è sempre un piacere incontrare ogni tanto queste due dame del
teatro italiano che vivono un sano pragmatismo che le porta a navigare attraverso
i generi teatrali senza svendere mai la propria immagine. Sono sempre state
così e saranno sempre così. Ormai, data la loro esperienza, non corrono
più il pericolo di sciuparsi. Brave. Ho sempre amato la franchezza. A queste
due Pratesi che incarnano al meglio i pregi della toscanità auguro ogni
bene. Così come al loro nido, il Politeama Pratese. Che Dio vi abbia in
gloria. E se Dio (com'è probabile) dovesse non esserci, allora sicuramente
vi avranno in gloria quelle persone come me che pur valendo meno del Supremo,
non vi faranno mai mancare il loro affetto.
Roberto Bolle
C'erano tante di quelle buche che non era proprio possibile scansarle
tutte. E allora l'unico sistema era segnarle con del nastro adesivo colorato,
facendoci sopra delle croci, per ricordarsi che lì, in quel punto, si dovevano
evitare salti e piroette. Insomma, con quelle assi sconnesse bisognava stare
attenti a dove si mettevano i piedi. È stata proprio un'avventura e non
so neanche io come abbiamo fatto a cavarcela e a non cadere mai. Ma alla
fine forse è stato ancora più bello.» Perché la scelta di una data in questo
teatro, che ha sì una grande storia, ma è comunque di provincia? «Io credo
che sia giusto portare la danza in tutti i teatri, non solo in quelli che
hanno grande fama. Certo, se uno dovesse andare in tutti i palcoscenici
in cui viene chiamato non sarebbe possibile. Ma si possono fare delle scelte.
Quello presentato a Prato è uno spettacolo di cui si possono organizzare
solo poche date all'anno, perché non è facile riunire ètoiles e primi ballerini
da tutta Europa. E siamo stati contenti di essere riusciti a proporre quelle
due serate al Politeama, perché quello è un teatro con una storia così particolare
che da sola è un buon motivo per accettare di ballare.» Chi le ha parlato
del Politeama Pratese? «È stata Simona Marchini che per me è un'amica storica.
Da tempo mi parlava di questa signora Betti, forte e carismatica, che aveva
fatto quest'incredibile battaglia per la riapertura di un teatro. Mi sono
in- Acclamato in tutti i teatri d'Europa, étoile di grande fascino e bravura,
Roberto Bolle tra i tanti palcoscenici in attesa di una sua esibizione,
il 21 e 22 gennaio 2006 ha scelto il Politeama Pratese. Una scelta fatta
in parte anche col cuore, chiamando in riva del Bisenzio i più grandi ballerini
dei maggiori teatri del mondo, per l'indimenticabile spettacolo Roberto
Bolle and Friends per Una notte di divismo e di grande danza. Che ricordo
ha di quella serata? «Di grande gioia, per l'affetto e per l'accoglienza
che ho ricevuto. È stato quasi incredibile che, in un teatro dove non ero
mai stato prima, mi sia sentito come a casa, in famiglia. Roberta Betti
e la sua amica Elvira mi hanno accolto come un figlio. E anche se tecnicamente
il teatro non era attrezzato nelle migliori condizioni per un gran galà
di livello internazionale, si è riusciti a fare in modo che tutto andasse
per il meglio. Al punto che alla fine è stato davvero molto emozionante,
per me ma anche per tutti gli altri artisti che sono venuti da ogni parte
d'Europa per questo spettacolo a Prato. E anche loro sono rimasti colpiti
dalla grande accoglienza. E devo dire che siamo abituati ad essere ben accolti.
Ma quello che ci ha colpito è stato affetto, il calore.» Quando parla di
condizioni non troppo ottimali del teatro si riferisce alla buche del palcoscenico?
«A ripensarci ora mi viene da ridere. curiosito, mi solo lasciato tentare
e ne sono rimasto felice.» Lo sa che adesso il palcoscenico del Politeama
è perfetto e non ha più neanche il più piccolo avvallamento? «Ma è meraviglioso!
Allora non ci sono scuse, tornerò assolutamente a danzare lì.»
Gennaro Cannavacciuolo
Non appena gli si chiede del Politeama Pratese Gennaro Cannavacciuolo,
al telefono, comincia a cantare: «Saluti e baci questa è la vita un bacio
una carezza e passerà saluti e baci saluti e baci a tutti in quantità Felicità!»
Da dove arriva questa canzone? «Dagli anni Cinquanta. Questo refrain concludeva
tutti gli spettacoli di rivista. L'avanspettacolo è una delle mie vere passioni.
Quelle atmosfere straordinarie, lievi ma trasgressive. C'era una splendida
ingenuità. E che grazia! Che talento! Al Politeama Pratese un po' di quella
polverina magica c'è ancora ...» C'è anche molto lavoro. «La magia è soprattutto
lavoro. Io sono cresciuto con il grande Eduardo, che prima di tutto insegnava
a non risparmiarsi.» Come Roberta Betti, insomma. «Esatto! Roberta Betti
ed Elvira Trentini hanno molto coraggio e molta tenacia, come le vere donne,
che hanno più coraggio degli uomini.» Come le ha conosciute? «Tramite Simona
Marchini, per La vedova allegra, poi è nata una vera amicizia. Prato di
stelle è stata un esperienza meravigliosa. Ciò che apprezzo veramente in
Roberta Betti è la professionalità: nessuna sbavatura, nessuna esitazione,
un coraggio da leone, una passione che rimane sempre nell'aria del Politeama
Pratese. Sente fortemente il teatro e vuole che le cose vadano bene, come
sia sia.» Qual è un segreto importante per un attore? «Come diceva Francesca
Bertini: una gran 'salute'! Io lavoro su tutti i generi, comico, drammatico,
dal musical alla tragedia. Si immagina quanto devo faticare?»
Carlo Conti
"La storia del Politeama Pratese ci insegna che bisogna sempre credere
in quello che si fa. Che la nostra volontà può essere determinante". Che
cosa le è rimasto impresso principalmente di tutta la vicenda ? "Chi colpisce
è Roberta Betti. Quella donna è una specie di vulcano, una forza della natura.
Una di quelle persone con un'energia davvero meravigliosa, che si aggiunge
a una grande cultura. Lei ha dedicato davvero buona parte della sua vita
al teatro, credendo in quello ce faceva. E credo che ci voglia una bella
forza di volontà per non mollare. Tutto questo è quasi commuovente". Lei
ha lavorato in tanti teatri e in tanti studi televisivi. Ma è vero che i
luoghi parlano ? Che si sente la differenza e il respiro di chi è già passato
di lì ? "Eccome no ! Sì, io ne ho girati abbastanza e vi assicuro che quelli
che hanno una storia, la senti, la respiri. Sembra quasi che il pubblico
che hai di fronte abbia visto anche tutto quello che è passato prima di
te su quel palcoscenico e che sia quindi in grado di giudicare. E come se
anche le mura parlassero, dopo aver ascoltato tante parole e tanta musica.
La famosa polvere di palcoscenico ! Un artista sa che è una cosa reale ed
ha un fascino tutto particolare. Ecco, al Politeama respiri questa polvere".
E cosa succede a un artista ? "Succede che hai un maggior senso di rispetto
per il pubblico e per il luogo. E' una sensazione che cerco di ricreare
anche negli studi televisivi. Cerco sempre di preoccuparmi del pubblico
presente, anche se si tratta di uno spettacolo destinato principalmente
agli spettatori della tv. Non cerco mai gli applausi e i silenzi a comando.
Mi piace ricreare l'atmosfera teatrale. Cavalcare anche il piccolo imprevisto
per dare sempre un senso di autenticità a quello che stiamo facendo". C'è
un ricordo che la lega più di altri al Politeama ? "Certamente lo spettacolo
che facemmo nel 1996 io, Leonardo Pieraccioni, Giorgio Panariello e altri
amici colleghi, se non ricordo male in occasione dell'anniversario della
Provincia di Prato. Forse era proprio 'Fratelli d'Italia'. Ricordo che fu
una festa più che uno spettacolo. E anche se il teatro, come struttura,
aveva ancora bisogno di qualche intervento per ottenere l'agibilità, capivi
che era già tornato patrimonio della gente. Che aveva già terminato la sua
lunga convalescenza durata tutta la fase della chiusura per tornare più
bello di prima al suo pubblico. E Prato, non che dubbio, merita un teatro
come il Politeama".
Roberto Gabbiani
Il primo gennaio del 2000 il maestro Roberto Gabbiani, alza la bacchetta
e restituisce la voce al Politeama. La voce della riapertura ufficiale dopo
tanti anni di silenzi o di musica interrotta da permessi sempre provvisori.
Maestro, lei è abituato ormai a dirigere in teatri illustri, a cominciare
dalla Scala di Milano. Ma da pratese, che ricordi ha del Politeama ? "E'
il teatro di quando ero ragazzo, degli anni della scuola, degli amici. Ricordo
proprio che la mattina c'erano spettacoli per gli studenti. E rammento poi
l'avanspettacolo, la prosa. Fino a quando il teatro si è adeguato ai tempi
ed è diventato cinema. Apparteneva alla famiglia Grignani, che erano e lo
sono anche oggi, miei amici. Ricordo bene che era diventato uno dei cinematografi
più noti. E quindi gira e rigira c'è sempre un sentimento bello legato al
Politeama". E' lì che si è innamorato della musica ? "Per essere sinceri
no. La passione per la musica è nata molto prima e viene da mio padre, che
era un musicista. Lui suonava il trombone, era un appassionato di jazz.
Durante la guerra fu fatto prigioniero dagli americani e gli anni di detenzione
gli dedicò alla musica. Quando tornò a Prato creò il suo complesso e visse
di musica. Quando sono nato era già contagiato dalla musica ed è stato facile
negli anni condividere la sua passione". Passione. Anche la riapertura del
Politeama è avvenuta grazie a una passione. "Non c'è dubbio. Grazie alla
passione di Roberta Betti, che ha condiviso con altre persone a me care".
Chi ricorda in modo particolare ? "Per esempio Eliana Monarca. In quel periodo,
era più o meno a metà degli anni Ottanta, si ritrovavano spesso, anche perché
erano grandi amiche. E insieme parlavano sempre di riaprire questo teatro.
Anche Eliana era innamorata del Politeama e credo che a livello politico
abbia fatto tutto quello che era possibile per dare una mano. Ritengo che
il traguardo finale sia un po' merito anche suo". Secondo lei, una città
come Milano come avrebbe reagito a un'operazione come quella della public
company per salvare un teatro ? "Penso che avrebbero apprezzato il grande
sforzo di fantasia, di intraprendenza, di coraggio. Ritengo che, se ci fosse
bisogno, tutti i milanesi farebbero carte false per salvare la loro Scala,
che è uno dei simboli della città. dell'essere e del sentirsi milanesi.
E credo proprio che sia quello che è successo a Prato: tutti si sono riconosciuti
in questo teatro, hanno sentito il senso di appartenenza a quel luogo. E'
stata la dimostrazione che per noi pratesi il Politeama era qualcosa d'importante,
per cui valeva la pena lottare per arrivare alla riapertura". Ed è toccato
a lei l'onore di riaprire il sipario, con l'opera. E che opera! "Sì, abbiamo
fatto un grande sforzo per quell'allestimento. Per fortuna ho trovato in
Flavio Trevisan un amico, oltre a un professionista ineccepibile, che ha
fatto regia e scene eccellenti. Emozionato quel giorno ? "Altroché! Un'emozione
davvero particolare. Non esagero se dico che è stato uno dei giorni più
importanti della mia vita. Voglio dire: stavo riaprendo un teatro. Quello
spettacolo era il simbolo di una rinascita. Eravamo tutti emozionati, l'intera
orchestra del Maggio così come le tante corali pratesi che ero riuscito
a coinvolgere e che si sono ritrovate sul palcoscenico, lì tutti insieme
a vivere quella grande emozione". Lei è stato un ottimo padrino. Il Politeama
ce l'ha fatta e tutti gli anni mette in scena un ottimo cartellone. "Ed
è bello vedere che tanti sforzi hanno dato un risultato concreto. Con Tosca
volevamo uno spettacolo che desse il segno della qualità, che fosse degna
di un grande teatro. E che riaprisse un ciclo".
Gianfranco Jannuzzo
"Il Politeama Pratese è un esempio per tutto il mondo del teatro. Tutto
il percorso per arrivare alla public company ha in sé qualcosa di epico,
Roberta Betti e la sua socia Elvira Trentini sono come i pionieri, lavorano
giorno e notte per trovare l'oro. Le ammiro molto, perché il teatro per
loro è una ragione di vita, un impegno e una vera passione. Il pubblico
pratese è orgoglioso di essere proprietario del suo teatro, è un pubblico
affettuoso ma pieno di discernimento, e la sua partecipazione è 'nobilmente
interessata'. Questa espressione, anche se sembra una contraddizione in
termini, si spiega con il fatto che se uno spettacolo è un successo, è un
successo per tutti i pratesi, se qualcosa va storto, tutti si sentono un
po' inquieti. Io ho avuto la fortuna, sino ad ora, di aver portato spettacoli
graditi al pubblico, e ho sempre sentito un'accoglienza straordinaria, sia
sulla scena sia fuori, tanto che Roberta ed Elvira sono diventate per me
delle care amiche. Quando vado al Politeama Pratese torno sempre con un
paio di bottiglie di buon vino, oppure con l'olio novello, formaggi, verdure
freschissime, e io queste cose le ricordo, come le carezze di un caro amico.
"
Simona Marchini
La prima volta che la famiglia Marchini incrociò la strada del Politeama
fu per l'acquisto dell'immobile. Un affare che non andò in porto. Poi il
sodalizio artistico con Simona, che ha segnato la rinascita definitiva del
teatro e l'avvio di una delle più importanti scuole di musical d'Italia.
Se la ricorda quella prima volta che sentì parlare del Politeama Pratese
? "Certo. Fu un primo contatto indiretto. Mi ricordo che da qualcuno dei
miei parenti, da sempre immobiliaristi, mi fu chiesto: lo vuoi comprare
un teatro ? E la mia prima risposta fu: sarebbe una cosa magnifica. In realtà
la vicenda era assai complessa e complicata". Poi l'incontro con Roberta
Betti. "Sì, dopo un certo tempo, almeno alcuni anni, Roberta mi cercò perché
voleva aprire una scuola di musical in questo teatro da poco riaperto. Cominciammo
ad avere contatti, venne a trovarmi a Firenze dove recitavo e devo dire
che mi convinse quasi subito. Accolsi con vero entusiasmo la sua proposta".
Non le sembrava un'idea azzardata ? "Mah, devo dire che i colpì subito la
grande lealtà e concretezza di questa donna così forte e appassionata. Sì,
forse mi colpì soprattutto questa passione smisurata che è poi la cosa che
più condivido e che ci messo definitivamente insieme". Ed è nata la scuola...
"Esatto. Di cui mi sono assunta la responsabilità, partendo dalla scelta
degli insegnanti perché non me la sentivo di avallare insegnanti che non
conoscevo. Così la prima cosa che ho fatto è stata chiamare Franco Miseria.
E il nucleo portante è rimasto quello iniziale". Ma la collaborazione col
Politeama si è subito allargata anche su altri fronti "E' vero. La scuola
è stata l'aggancio. Dopodiché Roberta che mi aveva visto lavorare anni prima,
era rimasta entusiasta e mi aveva detto: prima o poi noi due dobbiamo fare
qualcosa insieme. E infatti abbiamo messo su la prima opera: Rigoletto,
che è stata un'esperienza molto bella". E poi avete realizzato un piccolo
sogno nel cassetto... "La vedova allegra. Robetta voleva fare l'operetta,
non c'era niente da fare. Io le dicevo, guarda che costa. Ma lei si è mobilitata
come solo Roberta riesce a fare e abbiamo allestito quattro repliche strapiene,
l'ultima delle quali dedicata all'Unicef. E' stato un successo incredibile.
E la cosa ancora più bella è che accanto alla gratificazione professionale
ormai c'è un grande affetto per Roberta, Elvira, Lamberto Muggini. Quando
sono a Prato in qualche modo è come fossi a casa". Anche perché i suoi impegni
col Politeama non sono certo finiti. "No, assolutamente. La cosa a cui teniamo
di più è la scuola, che vogliamo potenziare e far crescere. Roberta ha fatto
una cosa grandissima, perché ha salvato un teatro. Ma se non si fa formazione
sui giovani non si va da nessuna parte. Per questo bisogna investire sulle
nuove generazioni. Ai nostri ragazzi dico sempre: non so se tutti voi diventerete
artisti, ma quello che conta e che in questa scuola avrete fatto un'esperienza
importante, di quelle che ricorderete per tutta la vita".
Riccardo Muti
«Questa giovane orchestra di Prato, fondata recentemente, è uno degli
esempi luminosi che desidero sottolineare; i nostri giovani hanno il diritto
di contribuire a far crescere la cultura del nostro paese anche attraverso
la musica che loro eseguono. Le auguro un grande futuro e spero che sulla
scia di questa eccezionale esperienza, una delle poche nel nostro paese,
nascano altre orchestre, in modo che l'Italia sia veramente il paese della
musica e non, come ho detto in altre occasioni, della storia della musica.»
Raffaele Paganini
«In un teatro non si va solo per danzare ma per raccogliere emozioni,
che forse è poi la cosa più importante.» Raffaele Paganini ricorda con grande
affetto ma anche con qualche brivido la sua esibizione sul palco del Politeama
Pratese, uno di quei teatri che ti affacci dal boccascena e senti l'abbraccio
del pubblico che parte dalla platea e finisce lassù in galleria. Un brivido
non solo di gioia, ma anche di apprensione, viste le tavole non sempre perfettamente
lisce che rivestono il palcoscenico. Anzi, diciamolo, piccole buche che
per un danzatore sono voragini. Ora è stato sistemato, ma quando ha danzato
lei non era proprio il massimo, qualche buchetta sul palcoscenico c'era
... «Sì, devo dire che il Politeama Pratese è un teatro così straordinario
che gli perdoni anche questo. Gli perdoni quelle buche in qua e là che rischiano
di farti prendere una storta. Per noi che lavoriamo sull'equilibrio è il
peggio che ci possa capitare un avvallamento o una buca. E ricordo che mi
ero fatto una specie di mappa mentale su dove eseguire le evoluzioni e dove
evitare un passo più impegnativo.» Ma anche questo alla fine sembra avere
un suo fascino. «È vero. Perchè alla fine un palcoscenico vale l'altro per
quanto riguarda l'esecuzione fisica. Ciò che cambia è quello che un teatro
racconta, l'energia lasciata da chi è passato prima di te, l'odore, o meglio
il vero e proprio profumo delle tavole, delle assi in legno che hai sotto
ai piedi. È tutto questo che aiuta a rendere uno spettacolo diverso dall'altro.
E che fa di ogni teatro un luogo irripetibile. Io il Politeama Pratese l'ho
sentito così e torno sempre volentieri.»
Giorgio Panariello
Lei ha calcato molti palcoscenici, alcuni davvero importanti. Ma quando
sente dire 'Politeama' cosa le viene in mente ? "Una piccola grande battaglia
che abbiamo fatto e vinto. Mi viene in mente che quel posto doveva diventare
un supermercato o un parcheggio e che invece siamo riusciti a salvarlo.
E così sono felice e orgoglioso di aver contribuito e fatto parte di questa
avventura. Ricordo che con l'allora sindaco Fabrizio Mattei, mio grande
amico, pensammo a una serata proprio per questo teatro. Fu una serata bellissima,
come merita un luogo che ha visto tanta storia come quello, un teatro da
dove sono passati i più grandi e che in qualche modo hanno lasciato il segno".
E quando sente il nome di Roberta Betti, cosa pensa ? "Alla ribollita. Perché
fa una ribollita fantastica. Come la sue non ce ne sono. Le sono molto affezionato,
per tanti motivi. Lei è stata una mia fan in epoca non sospetta. Aveva detto
e previsto cose su di me prima che arrivasse il successo. Dopo è facile
essere amici di una persona. Invece lei lo è stata, a prescindere dai risultati
che per fortuna poi sono venuti. Roberta è un'amica, una persona che davvero
ama il teatro e a cui tutti dobbiamo dire grazie per il lavoro che ha fatto
per il Politeama. Cosa insegna questa storia ? "Che non bisogna mai mollare.
Che anche in tempi difficili per il teatro bisogna inventarsi qualcosa per
resistere e andare avanti. Specialmente noi che facciamo tanta televisione
e abbiamo la possibilità di essere noti al grande pubblico, dobbiamo impegnarci
per portare la gente a teatro, per raggiungere attraverso il piccolo schermo
coloro che non avremmo mai incontrato. Io penso che tra i due mondi ci possa
essere un'alleanza e non è detto che l'uno debba per forza essere nemico
dell'altro. Io credo ad esempio che tanta gente sia venuta in teatro dopo
avermi visto in tv. Insomma, il Politeama che serve tanta tanta determinazione".
C'è uno spettacolo che avrebbe fatto volentieri al Politeama o che spera
di poter fare un giorno ? "Un giorno, quando mi saranno quietate le mie
voglie di palcoscenico e sarò in una specie di andropausa artistica vorrei
fare qualcosa con i giovani. Sogno di mettermi lì, propri al Politeama e
creare qualcosa con i ragazzi che si avvicinano al mondo dello spettacolo.
Non dico insegnare, ma mettere comunque a disposizione la mia esperienza.
Così come mi piacerebbe misurarmi nella regia. E il Politeama sarebbe perfetto".
Leonardo Pieraccioni
"Chi? Roberta Betti ? No, mi dispiace, mai sentita dire. Il Politeama
? Ah guardi, non ci sono mai stato e non so dove si trova !" Ma è sicuro
? "Ma via, la Robertina ! E come si fa a dimenticarsi di una donna a quel
modo. Dico donna ma è riduttivo, quella è un vulcano, un treno, una forza
della natura, un ciclone e non so quale altro fenomeno. Quando si mette
in testa una cosa non c'è verso, non la smuovi. Va a diritto come una furia.
Altrimenti non avrebbe riaperto il Politeama. Io credo che solo lei potesse
fare una cosa del genere". Allora se lo ricorda il Politeama Pratese ? "Me
lo ricordo sì. E mi ricordo di quella bella serata che ho fatto nel giugno
del '96 insieme a quegli sciagurati di Giorgio Panariello e Carlo Conti.
Se non rammento male c'erano altri amici della banda, da Emanuela Aureli,
a Luciao Chiazza, Petra Magoni. Eravamo reduci dal successo di 'Aria Fresca'
e il pubblico ci accolse con tanto entusiasmo. Sembra incredibile ma quando
sei sul palco avverti tutto: senti la differenza tra un pubblico e un altro,
e anche tu sei diverso". E quel pubblico che effetto le fece ? "Di quelli
che non puoi imbrogliare. Che sono abituati ad andare a teatro e a riconoscere
gli artisti. Devo dire che quella era una serata del tutto particolare.
Facevamo spettacolo, ma soprattutto facevamo un omaggio alla Provincia di
Prato che stava festeggiando un anniversario importante. E poi eravamo lì
per questo Politeama, per questa meraviglia di teatro che doveva essere
recuperato. E quando ci sono di mezzo le sorti di un teatro, un artista
non si può tirarsi indietro. Bisogna andare. Eppoi alla Betti chi glielo
dice di no, chi si azzarda". Quel teatro è stato salvato davvero, probabilmente
anche grazie a voi che eravate lì quella sera. "E allora dico grazie Robertina
di averci chiamato! E se serve richiamaci, da te torniamo sempre. Se c'è
da riaprire un altro teatro siamo pronti". Eppure lei ormai è un uomo di
cinema. Col cinema ha vinto e convinto, raggiunto record davvero invidiabili
"Io sono nato col cabaret e non c'è energia più grande di quella che ti
viene dal pubblico in sala. Certo, il cinema mi ha regalato grandissime
soddisfazioni e mi ha permesso di raggiungere risultati importanti. Il cinema
mi ha fatto anche divertire, oltre che raggiungere il successo. Ma non per
questo dimentico che io sono e resto soprattutto un animale da palcoscenico,
che non dimentica Gino della Marta".